Pensieri da quarantena





In piena emergenza proviamo insieme a mantenere uno sguardo razionale sulla situazione del nostro paese. Generalmente non credo che le persone possano migliorare velocemente a causa di un evento negativo ed è per questo motivo che le mie riflessioni e i miei interrogativi scaturiscono dalla mera osservazione della società e dai comportamenti che la pandemia ha prodotto e non da futuribili previsioni/speranze.

Eviterò di ripetere l’importantissima lezione che il Covid-19 ci ha inferto riguardo al fondamentale ruolo della sanità pubblica e dei lavoratori sanitari in quanto questo, per ora, sembra un dato acquisito dalla maggior parte dell’opinione pubblica. Vorrei invece lanciare una discussione su un altro tema fondamentale, dimenticato dalle politiche di tutti i governi e che il virus ha messo a nudo: la casa. In questo momento, mentre migliaia di case vuote o abbandonate si moltiplicano sul territorio italiano, ci sono altrettante persone ammassate in strutture d’accoglienza o dormitori. Stanno rischiano la loro vita e il contagio a causa del poco coraggio delle politiche sociali dello Stato. La casa può essere considerato un diritto universale per tutti?

Vorrei però iniziare proprio dal ruolo che stanno giocando i cittadini italiani e stranieri nel nostro paese (per comodità chiamerò italiani e/o cittadini tutti gli abitanti della penisola a prescindere dalla nazionalità o dal possesso della cittadinanza italiana…). In questa pandemia il protagonismo civico degli italiani sta avendo un ruolo fondamentale per evitare il tracollo; in primis il volontariato, il prendersi cura di migliaia di persone sta dimostrando quanti legami comunitari e forze umane riusciamo a mettere in campo nelle emergenze e non solo. E’ vero che queste azioni vanno a colmare il ruolo delle Istituzioni ma non possiamo in questo momento osservare il bicchiere mezzo vuoto. Questa realtà composta da associazioni o dall’iniziativa individuale agisce sempre e attraversa i nostri territori anche nei periodi di normalità. Un piccolo esempio lo troviamo in queste ore nel semplice donare la spesa a chi ha difficoltà economiche e ci dimostra come gli italiani che possiedono di più siano disponibili nei confronti di chi ha meno. Questo è uno dei segnali di cui la politica dovrebbe prendere nota…

In secondo luogo i cittadini hanno rinunciato alla libertà di circolazione per un obiettivo comune, prendono quindi coscienza dell’incredibile valore delle libertà che godono da quando sono nati e su cui forse non hanno mai riflettuto. Si sentono per una volta fortemente responsabilizzati e con un potere sulla vita della comunità come mai prima. Si sentono parte di un unicum e le loro azioni hanno delle conseguenze immediate. La scelta di rispettare le regole contro la pandemia rappresenta un potere democratico che neppure le elezioni sembrava poter più dare. Questo sentirsi fondamenta della vita pubblica e civile dovrebbe indicare alla politica e alle istituzioni la possibilità di fidarsi ed evitare di promulgare decreti, ordinanze ogni giorno. I cittadini possono seguire il buon senso per evitare il contagio, a volte basterebbe un’indicazione comprensibile e la comunità risponderebbe spontaneamente e in maniera positiva. Possiamo augurarci che il legame di fiducia tra cittadini e istituzioni possa ricominciare ad essere coltivato oggi per rafforzarsi domani.

I cittadini stanno riflettendo sull’importanza di alcuni oggetti e strumenti che utilizzano nella vita quotidiana e sulla loro importanza. Se sei mesi fa avessimo chiesto: gli italiani possono vivere senza l’automobile? La risposta sarebbe stata assolutamente no. Ricordiamo quanto è stato difficile per alcuni sindaci dover chiudere al traffico alcune aree cittadine o bloccare il traffico la domenica. Questo è un banale esempio di come questo evento catastrofico possa cambiare per necessità il punto di vista di milioni di individui. Domani potremmo evitare di usare la nostra auto se ci fosse un problema d’inquinamento? Riusciranno le istituzioni a convincere i cittadini che la salute dell’ambiente è direttamente proporzionale alla salute delle persone?

Una seconda riflessione deriva dall’osservazione diretta della provincia in cui vivo (nell’intersezione tra la provincia di Brescia/Mantova/Verona) e parte dall’osservazione dei comportamenti, spontanei e non, dei cittadini che risiedono in piccole realtà urbane. Come in tutta Italia la grande distribuzione alimentare sta avendo un ruolo importante in questo momento di lockdown. C’è però una dinamica per cui moltissime famiglie stanno rivalutando le piccole attività artigianali e agricole che lavorano sul territorio. Per necessità le persone alzano la testa e non potendo uscire dal proprio comune, non guardano più al centro commerciale, spesso a chilometri di distanza, ma riscoprono piccole realtà vicine (spesso gestite da giovani imprenditori). Queste ultime si sono organizzate rapidamente per venire incontro alle regole stringenti della quarantena. Il chilometro zero, considerato in passato una velleità per pochi (anche dal sottoscritto), sta risultando una possibilità reale e indispensabile per il futuro economico di questo paese. Non è nelle mie intenzioni contrapporre una visione globale ad una locale. Ma se convivessero insieme in modo equilibrato e logico forse potremmo costruire le basi per il futuro economico e sociale di questo paese.

Di Luca Speranzini

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