Prima del deserto.

Sono incessanti gli allarmi di questo rischio.

Da Nord a Sud della penisola, centinaia di studi dimostrano che il paese si sta piano piano desertificando.

Il fenomeno della desertificazione, ha radici profonde all’interno di altri grossi problemi ambientali e cioè cementificazione, diminuzione della pioggia (e quella che cade non viene raccolta) che causa siccità anche in luoghi dedicati all’agricoltura e al pascolo.

La desertificazione infatti è non solo una conseguenza, ma anche una delle cause del cambiamento climatico: il degrado del suolo, causato anche dalla scomparsa di sostanza organica dà luogo all’emissione di gas a effetto serra, e i suoli degradati hanno una minore capacità di trattenimento del carbonio.

Non abbiamo ancora sperimentato gli effetti di una desertificazione catastrofica ma non manca molto.

Il rapporto sulla situazione ambientale in Italia stilato dall’INEA qualche anno fa sottolinea come più del 50% del territorio è stato considerato potenzialmente in pericolo, e si parla di intere regioni come Sicilia, Sardegna, Calabria, Basilicata, Puglia e Campania, e parte di altre zone in Lazio, Molise, Marche e Abruzzo.

Inoltre è importante sottolineare che il 4,3% dell’intero territorio italiano (1,2 milioni di ettari) è sterile, mentre il 4,7% (1,4 milioni di ettari) ha già subito fenomeni di desertificazione.

Questo non è sicuramente un problema solo italiano bensì europeo ma l’Italia ne risente più di altri paesi.

Nonostante la preoccupazione anche dell’attuale Ministro dell’Ambiente Sergio Costa non ci stiamo difendendo adeguatamente, né a livello nazionale né a livello europeo.

Si sa bene cosa si dovrebbe fare per contrastare questi eventi: servono dei lavori strutturali per l’adattamento del territorio all’esposizione di fenomeni estremi ed è necessario ridurre il consumo di suolo.

Il Piano nazionale energia e clima stilato dal governo precedente non arriva a un terzo dell’impegno necessario per rispettare l’Accordo di Parigi e l’iter del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici è fermo al 2017 e al di là delle dichiarazioni, una legge contro il consumo di suolo è lontana dall’essere approvata.

E’ quindi necessaria una mobilitazione politica convinta, per ridurre questi avvenimenti che peseranno sempre più sull’agricoltura e di conseguenza sulla nostra sicurezza alimentare.

A cura di Anteo Ciavatti

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