Il Climate Clock Italiano

Diverse pubblicazioni e ricerche scientifiche concordano nel prevedere che ci sarà un aumento della temperatura media globale di 2 gradi nel periodo 2021-2050, rispetto alla situazione del periodo 1981-2010 e che lo scioglimento dei ghiacciai, prima considerati perenni, si sta realizzando più rapidamente di ogni pessimistica previsione.

Sotto la lente d’ingrandimento c’è tutto il Mediterraneo che si sta scaldando molto più velocemente di altre zone del mondo.

In Italia, in particolare, i cambiamenti climatici sono già realtà, nonostante la bieca cecità delle istituzioni e dei mass-media, questi fenomeni comportano già feriti, sfollati e vittime.

E’ importante unire i pezzi del puzzle.

Secondo il rapporto dell’osservatorio di Legambiente nel 2019 si sono verificati 157 fenomeni estremi, nel 2018 sono stati 148 gli eventi, tenendo in considerazione piogge intense, trombe d’aria, allagamenti ed esondazioni.

E le previsioni non sono buone per il futuro in quanto si vedrà una tendenza ad un costante peggioramento delle condizioni, che implica un bisogno forte di impegno da parte del potere territoriale e nazionale.

I rischi e gli effetti

L’aumento delle temperature porterà conseguenze drammatiche in tutto il mondo.

Il progressivo scioglimento dei Poli innalzerà il livello degli oceani, ovunque, a livelli mai sperimentati prima dall’essere umano;

questa non è una buona notizia per un paese composto da 7500km di coste.

L’Italia è condizionata da due fenomeni che “lavorano” in contemporanea: i nostri mari che si alzano e i movimenti geologici, secondo Fabrizio Antonioli di Enea, il paese è sottoposto alla pressione dell’Africa verso nord-est, e ciò porta alcune aree a innalzarsi e altre ad abbassarsi: questo non è influenzato dai cambiamenti climatici, ma che in molte zone agisce sugli stessi effetti, aggravandoli.

L’innalzamento dell’acqua toccherà zone come la parte nord adriatica: Ravenna, Trieste, Venezia poi la foce del Pescara, del Sangro e del Tronto in Abruzzo; l’area di Lesina (Foggia) e di Taranto in Puglia; La Spezia in Liguria, tratti della Versilia, Cecina, Follonica, Piombino, Marina di Campo sull’Isola d’Elba e le aree di Grosseto e di Albinia in Toscana; la piana Pontina, di Fondi e la foce del Tevere nel Lazio; la piana del Volturno e del Sele in Campania; l’area di Cagliari, Oristano, Fertilia, Orosei, Colostrai (Muravera) e di Nodigheddu, Pilo, Platamona e Valledoria (Sassari), di Porto Pollo e di Lido del Sole (Olbia) in Sardegna; Metaponto in Basilicata; Granelli (Siracusa), Noto (Siracusa), Pantano Logarini (Ragusa) e le aree di Trapani e Marsala in Sicilia; Gioia Tauro (Reggio Calabria) e Santa Eufemia (Catanzaro) in Calabria.

Sommando la superficie delle 14 zone costiere già mappate nel dettaglio si arriva a un’estensione totale a rischio inondazione di 5.686,4 km2.

Nei centri urbani ci sarà un costante aumento delle temperature medie ed estreme che causerà la maggiore frequenza e durata delle ondate di calore.

Questo avrà conseguenze negative sulla salute delle persone più fragili.

Con incrementi di mortalità per cardiopatie ischemiche, ictus, nefropatie e disturbi metabolici da stress termico, e di un incremento delle malattie respiratorie dovuto allo stretto rapporto tra aumento delle temperature in ambiente urbano e concentrazioni di ozono (O3) e polveri sottili (PM10), recenti studi cercano una connessione tra queste particelle e il Covid-19.

Per quello che riguarda le piogge, invece, saranno molto più concentrate e intense rispetto al passato, e vedremo precipitazioni giornaliere da record al Nord, mentre saranno meno frequenti al Sud.

Dall’analisi combinata dei dati che riguardano l’aumento delle temperature e la frequenza/intensità di eventi atmosferici violenti, si deduce che ci si deve aspettare l’aggravarsi di una situazione di per sé molto complessa.

Rischio geo-idrologico e incendi

Lo scioglimento di neve e ghiaccio indica che le aree maggiormente interessate da fenomeni di dissesto sono e saranno le zone alpine e appenniniche.

Precipitazioni intense invece contribuiranno ad un ulteriore aumento del rischio idraulico per piccoli bacini e del rischio associato a fenomeni franosi superficiali per le aree con suoli con maggior permeabilità.

Dall’altra parte ci sarà un maggior rischio di incendi boschivi dovuti alla siccità.

Le regioni insulari (Sicilia e Sardegna) mostrano le maggiori criticità. Con più incendi, si verifica un maggior rischio di perdita di biodiversità e di ecosistemi naturali, soprattutto nelle zone alpine e negli ecosistemi montani.

Il mutamento del clima potrebbe portare ad una potenziale riduzione della produttività agricola soprattutto per le colture di frumento, ma anche di frutta e verdura; la coltivazione di ulivo, agrumi, vite e grano duro potrebbe diventare possibile nel Nord dell’Italia, mentre nel Sud la coltivazione del mais potrebbe peggiorare e risentire ancor più della scarsa disponibilità di acqua irrigua. Tutto questo influenzerà pesantemente la nostra dieta e sicurezza alimentare.

Anche le risorse idriche italiane subiranno una pressione crescente nei prossimi anni con conseguente riduzione della qualità e della disponibilità di acqua, soprattutto in estate nelle regioni meridionali e nelle piccole isole. In questo campo, considerata la distribuzione disomogenea di acqua nel paese, dovranno essere attuate misure diverse a seconda del territorio d’intervento.

L’innalzamento della temperatura, del livello del mare e gli eventi estremi avranno forti impatti economici in tutti i settori, le maggiori perdite, si prevedono nelle infrastrutture, turismo e appunto agricoltura.

E’ necessario un cambio di tendenza.

Le più importanti associazioni ambientaliste nazionali e non, tra cui Extinction Rebellion chiedono al Governo Conte di velocizzare la transizione ecologica, chiudendo definitivamente le centrali a carbone e in particolare, per dare un segnale concreto, sarebbe importante tagliare i finanziamenti statali alle fonti fossili, cosa che altri paesi hanno già iniziato a fare.

Prima di risolvere un problema, è importante riconoscere che c’è il problema, che è davanti a noi e per affrontarlo è necessario un insieme di investimenti, educazione e strategie d’intervento efficaci per ridurre il consumo e il degrado del suolo; e in questo, la politica italiana è ancora troppo miope.

Considerata la posizione geografica e le caratteristiche fisiche dell’Italia, il nostro nefasto Climate Clock è inesorabile e repentino, la situazione potrebbe diventare irreparabile prima degli altri.

Scritto da: AC

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