Vergogna europea

Lo scorso venti di dicembre è stata approvata la legge di conversione del d.l. 130/2020 (c.d. “decreto Lamorgese”), di riforma dei decreti (in)sicurezza, emanati durante il primo governo Conte. I propositi dei promotori della legge erano quelli di eliminare le odiose norme introdotte dall’allora ministro dell’interno Salvini e ripristinare una situazione di legalità e di rispetto dei valori dettati dalla carta costituzionale e dai trattati internazionali.

Per un verso, ci sono varie norme dal contenuto molto apprezzabile, come ad esempio l’introduzione, tra i titoli di soggiorno, del permesso di soggiorno per protezione speciale, ovvero un permesso riconosciuto a chi, pur non meritevole di protezione internazionale, dimostri di essersi integrato sul nostro territorio e abbia dei legami familiari in Italia. Inoltre la legge allarga in maniera considerevole la lista dei permessi di soggiorno convertibili in permesso per motivi di lavoro.

Dall’altro lato però si è mantenuta la stessa linea di pensiero e di azione già intrapresa da Salvini e ancor prima da Minniti. Infatti, nonostante la presenza in parlamento di varie forze politiche considerate progressiste o comunque di “sinistra”, questa nuova legge, in vari punti, rischia di aprire degli scenari ancora più preoccupanti delle vecchie norme salviniane.

In primo luogo, viene mantenuta ben presente l’idea che sia doveroso combattere il lavoro di salvataggio in mare di persone svolto dalle navi delle, ormai poche, o.n.g. presenti nel Mar Mediterraneo. Rimangono infatti in vigore le multe, anche se meno gravi e ci sono varie disposizioni che limitano di fatto l’attività di salvataggio in mare, frutto di una ben precisa scelta di politica di controllo dei confini e creazione di barriere esterne, con la complicità di paesi come la Libia e la Turchia.

In secondo luogo, quasi cercando di farle passare inosservate, sono state introdotte delle norme che rendono sempre più gravoso il processo di riconoscimento della protezione internazionale, e tale impianto normativo è poi completato dall’introduzione di numerose ipotesi di procedura accelerata di riconoscimento della protezione internazionale, ovvero di procedimenti molto veloci, mirati all’esclusione della protezione e al rimpatrio immediato del richiedente asilo. Siamo davvero davanti allo “svilimento del diritto di asilo”.

Ancora, viene allargato il novero dei reati “ostativi”, ovvero dei reati che comportano l’immediata esclusione della protezione internazionale, o che, in caso di pendenza della procedura di riconoscimento, causano il passaggio al procedimento accelerato (di cui sopra), causando il quasi sicuro rigetto della domanda di protezione e il conseguente rimpatrio. Vengono introdotti tra questi reati anche crimini di scarso allarme sociale quali l’oltraggio al pubblico ufficiale, la detenzione di sostanza stupefacente (anche in quantità irrisoria), furto in abitazione e altri reati che sono commessi soprattutto da persone con scarse risorse economiche, persone che vivono per strada, senza tetto, persone escluse dall’accoglienza, ecc.

Purtroppo siamo davanti a una sconfitta di proporzioni gigantesche. È stata persa una preziosa occasione di cambiamento, in cui l’Italia avrebbe potuto essere un esempio anche per gli altri paesi europei. Purtroppo siamo costretti a prendere atto che anche il nostro paese si è omologato alla ormai ben nota politica europea di esternalizzazione delle frontiere e creazione della fortezza Europa. Un Europa forte e muscolosa quando tratta con richiedenti asilo e poveracci, silenziosa e mansueta quando tratta con Amazon, Google, FCA e altre.

Come se non bastasse, proprio in questi giorni ci sono giunte le immagini e le voci di tanti profughi siriani e non solo, lasciati a dormire in mezzo alla neve, senza cibo né acqua, al confine tra Croazia e Bosnia.  La Croazia ha ricevuto ordine di respingere a colpi di manganello e gas lacrimogeni i profughi che tentavano di entrare nel confine europeo. Le ultime notizie ci dicono che circa 900 persone dovranno essere trasferite in un edificio militare in una città a sud di Sarajevo. Questo è davvero il punto più grave e vergognoso. La ricca Europa, con paesi dal pil pro capite annuo di oltre 50 mila dollari (Germania, Svezia, Olanda, Belgio, Danimarca) che obbliga la poverissima Bosnia, con pil pro capite annuo di 6 mila dollari, ad accogliere profughi e disperati, causando in questo modo anche l’insorgenza di fortissime tensioni sociali tra profughi e bosniaci. Il danno e la beffa.

E allora mi chiedo, dopo i vari eventi drammatici accaduti anche a Lesbo, in Libano, sulle coste libiche, nel Mediterraneo ogni giorno, in Turchia: quando si ci sarà un cambiamento radicale? Quanto tempo dobbiamo ancora aspettare? Non sono ancora sufficienti le disumanità di cui si è macchiata e si macchia ogni giorno l’Europa? Siamo di fronte ad eventi che saranno senz’altro ricordati come la pagina più buia di tutta la storia dell’umanità…e noi? Cosa facciamo? Continuiamo a vivere nell’indifferenza totale.

Scritto da Armando Oricchio.

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