Poesia post moderna ciclo 4

Pianeta Zeta

Pianeta Zeta brucia come pineta,

meraviglia che si spreca,

fine non lieta,

quieta e discreta non c’è giorno dopo la sera

Questo mondo che si frega,

si taglia la gamba con una motosega poi si fa il selfie con l’infermiera,

Sembra il Pianeta delle scimmie,ma peggio,

nessuno ha cervello,

in questo mondo si pensa con l’uccello e si attende che tutto il resto diventi un bordello,

Dopo il limoncello ci buttiamo in un dirupo con il carrello, aspettiamo l’eroe con il mantello e la morte suona al campanello, ma ci si sorprende se il finale è quello.

Nel pianeta zeta la corriera trascina ogni sogno lontano nella brughiera dove tace ogni candela, non c’è ristoro non c’è primavera, verso sera, col mio fegato faccio Ultima Cena,

questa Arena rappresenta una brutta scena non c’è più Martin non c’è Mandela, che comunque è stato troppo in galera.

anima irrequieta la mia paranoia si allena,

perché non so cosa fare nell’attesa, dell’ultima discesa, di questo equilibrio instabile tra inedia e chi nega ma è scritto su wikipedia di questa tragedia,

Pianeta Zeta siamo il verme nella mela,

nocivo come la petroliera che rilascia la miscela.

Sono Generale della gente che spera,

di attraccare prima della bufera,

In balià delle onde del poeta

sbatto contro la barriera del Pianeta Zeta

la barriera è geniale, programmata per fare lavaggio mentale con apparecchio multimediale,

ogni canale,

manda il talk demenziale per far dimenticare la voglia di un pianeta normale, fa male,

imputato mi dispero perché nel mare c’è più plastica che sale.

Un mondo cattivo e venale,

dove non vorresti atterrare con l’astronave,

pianeta zeta, non fa parte di questo sistema solare, egoista ed immorale difficile da immaginare, di quanto è distruttivo l’homo Sapiens,

dai tempi lontani prima della filosofia, il più forte aveva supremazia, al rogo chi praticava alchimia, servi della gleba rispettano la gerarchia del padrone con la terra, oggi il padrone paga con moneta i servi per farsi guerra, i poveri cadono e non è mai viceversa.

nulla è cambiato, come quello che ho studiato, da scolaro in tempo passato,

è la storia della mosca nella ragnatela,

in sacrificio al ragno nell’auspicio della luna piena, col cielo stellato, il ragno incombe sulla preda ha il cuore di pietra ma concede ultima preghiera,

la mosca, in pena, prima di perire spezza la catena lancia anatema contro il sistema che rinnega, per ottenere fine più serena, vuole andarsene dal pianeta zeta morte o non c’è altra maniera.

In questa Era ogni analfabeta, regna, impera, di nascosto impreca

paga per comprare olio di balena per far luce su ogni anima nera con i peccati custoditi in una camera segreta

Pianeta zeta va a fuoco come una pineta da ogni parte del pianeta c’è qualcuno che sbaglia profeta, e non si crede alla fragilità del vaso di creta, se cade

si frantuma,

qui anche Eta Beta fuma, per trovare la fuga, da questa vita insicura su un pianeta a lenta cottura.

Pianeta Zeta brucia come pineta,

meraviglia che si spreca,

fine non lieta,

quieta e discreta non c’è giorno dopo la sera

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