SOS Africa: Repubblica Democratica del Congo

Un fiume di risorse che a valle portano sangue.

I Volontari di Voci in Transito esprimono profondo cordoglio e solidarietà alle famiglie delle vittime dell’attacco subito dal convoglio ONU in Congo dove hanno perso la vita Luca Attanasio, ambasciatore italiano, Vittorio Iacovacci, il carabiniere della sua scorta, e Mustapha Milambo, l’autista.

Noi vogliamo allargare il messaggio di solidarietà a tutti i cooperanti e i lavoratori che, pur trovandosi in aree a rischio, continuano a portare messaggi di pace e speranza alle comunità locali e li ringraziamo per questo lavoro quotidiano lontano dai riflettori, persone che emergono solo in occasione di fatti eclatanti e negativi.

Una Storia Maledetta

Le straordinarie ricchezze del sottosuolo del Congo si sono trasformate in una lunga storia di sfruttamento e di violenza; uno dei casi più recenti di questo pluri-secolare sfruttamento è dato dall’estrazione mineraria della columbo-tantalite, una lega di metalli che viene ampiamente utilizzata per la realizzazione delle batterie di strumenti elettronici, dai cellulari ai navigatori. L’enorme diffusione di queste nuove tecnologie, a partire dalla fine degli anni Novanta, ha determinato un incredibile aumento di valore di questo minerale, presente soprattutto nella zona del Nord Kivu del Congo e facilmente reperibile poco sotto la superficie del terreno. La larga disponibilità di coltan – il Congo detiene tra il 60 e l’80% delle intere riserve mondiali – ha sollecitato lo sfruttamento indiscriminato delle risorse da parte delle grandi compagnie internazionali ma ha anche favorito l’inserimento di diversi gruppi armati nel controllo dei processi estrazione di questo materiale, i cui proventi vengono utilizzati per alimentare gli scontri per il controllo del territorio. Complice il diffuso stato di povertà e di disoccupazione della popolazione congolese, negli impianti minerari all’interno della foresta vengono sfruttati donne, giovani e bambini, costretti a estrarre il minerale con mezzi rudimentali per paghe bassissime (anche 10 centesimi al giorno, a fronte del valore di vendita sul mercato di circa 600 dollari al kg del coltan), prima della successiva esportazione verso gli Stati Uniti, Germania, Belgio, paesi asiatici. Il problema del coltan è quindi strettamente legato alle modalità di sfruttamento delle risorse congolesi e al ciclo di violenza che ha attraversato il paese in questi ultimi decenni.

I Problemi Endemici

Il parco dei Virunga, dove sono stati uccisi in un agguato l’ambasciatore Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci, si trova nella provincia del Nord-Kivu nella Repubblica Democratica del Congo che nel corso degli anni è diventato terreno di scontro in una regione storicamente instabile, dove gruppi armati si fronteggiano per il controllo delle risorse naturali.

Questa area protetta si estende per oltre 7.769 chilometri quadrati ai piedi del vulcano Nyiragongo, tra montagne e foreste, da Goma al territorio di Beni.

Luogo unico per la ricchezza della sua biodiversità, famoso in tutto il mondo come rifugio delle ultime specie di gorilla di montagna, il parco è diventato una vera e propria polveriera in una regione storicamente instabile, al confine con il Ruanda, già teatro della cosiddetta grande guerra africana, combattuta tra il 1998 e il 2003.

Da allora il Virunga, che ospita importanti popolazioni di elefanti, ippopotami, okapi e scimpanzé, è il covo di numerosi gruppi armati che minacciano il futuro della più vecchia area protetta di tutta l’Africa.

E’ noto alle cronache che a gennaio di quest’anno, è avvenuta l’uccisione di sei ranger nei pressi di Kabuendo, che si trova vicino al confine del parco.

Questo non è stato un caso isolato, negli ultimi 25 anni almeno 200 ranger sono stati uccisi all’interno del parco per difendere animali e civili.

Un pesante bilancio che fa del Virunga l’area naturale protetta che ha pagato il più alto tributo di sangue al mondo per la sua tutela.

Il sito Kivu security tracker, frutto della collaborazione tra Human Rights Watch e il Congo research group della New York University, cerca di mappare gli episodi di violenza e l’attività delle milizie nell’est della Rdc.

Nel 2020 erano presenti 120 gruppi armati, che si scontravano tra loro, con le forze armate congolesi o con i caschi blu della Monusco per vari motivi. Gran parte della violenza deriva dalla necessità di questi gruppi armati di procurarsi mezzi di sopravvivenza estraendo le risorse e combattendo per il controllo del territorio. Quest’area è incredibilmente ricca di minerali preziosi che i miliziani, ma spesso anche i soldati dell’esercito regolare, contrabbandano all’estero, in particolare in Ruanda.

Autori AC, Luca Speranzini

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