Myanmar : Democrazia in ostaggio

Attualità e storia di un paese martoriato dalla dittatura militare.

Il Myanmar è il più grande paese del sud-est asiatico.

Terra affascinante e magica, è oggi un Paese che si trova in condizioni di immensa arretratezza e nel quale il potere è ancora nelle mani di burocrati, militari e guerriglieri.

Il resto della popolazione vive secondo i ritmi di una civiltà contadina profondamente religiosa, che cerca di sopravvivere alle difficoltà di una dura dittatura militare.

Cenni Storici

Questa sede non è adatta a ripercorrere tutta la complessa storia di questo paese, nel corso del tempo i suoi territori sono stati toccati e/o invasi da una molteplicità di popoli, asiatici ed europei: la colonizzazione ha influenzato perennemente le istituzioni e l’ordine sociale.

In periodo coloniale (1886-1948) l’economia e la società vennero riorganizzate secondo il modello occidentale. Sul piano economico furono spinte al massimo la produzione di riso per l’esportazione e l’estrazione di petrolio e rubini, mentre le foreste furono disboscate per costruire navi e vagoni dei treni indiani. Gli inglesi portarono strade, ferrovie, scuole ed università. Nel 1937 essi introdussero un sistema parlamentare bicamerale ed estesero il diritto di voto alle donne alfabetizzate. Ma la modernizzazione scatenò l’ostilità dell’aristocrazia feudale e del clero buddista, defraudati dei loro privilegi.

La Birmania era in pieno fermento quando, nel 1942, fu invasa dai giapponesi, alleati di Hitler. Gli invasori all’inizio furono accolti come liberatori, ma di fronte alla loro violenza i birmani passarono agli Alleati. Dopo la guerra, a capo del Paese c’era Aung San, padre del primo ministro, ora incarcerato. Egli cercò di pacificare le etnie, deciso a ottenere la piena indipendenza dall’Inghilterra (che avverrà nel 1948), ma nel 1947 fu trucidato dagli ultra-nazionalisti.

Nel 1962 la Birmania sprofondò in un regime da cui uscì solo nel 2015 quando la Lega Nazionale per la Democrazia ottenne 291 seggi nelle prime elezioni libere dal colpo di Stato del 1962. Dopo 53 anni di dittatura, dalle elezioni del 2016 era una donna a guidare il Paese: Aung San Suu Kyi, figlia dell’indipendenza e Nobel per la Pace nel 1991.

La leader che il 1 febbraio 2021 è stata arrestata dai militari durante il colpo di stato dell’esercito.

Alle ultime elezioni avvenute a novembre 2020, la Lega nazionale per la democrazia di Suu Kyi ha ottenuto il 61.6% delle preferenze, mentre il Partito per la solidarietà e lo sviluppo dei militari (Union Solidarity and Development Party) ha ricevuto solo il 3.1%. Probabilmente con il timore di vedere il proprio potere ridimensionato dalla nuova giunta, i generali hanno accusato Suu Kyi di brogli e a seguito del rifiuto delle corti di procedere con nuove elezioni, per mancanza di prove, hanno attuato il colpo di stato che han detto durerà un anno.

La società civile si sta schierando, contro il nuovo regime e rimarca il suo sostegno al governo democratico.

Diverse associazioni stanno incitando al dissenso e chiedono l’immediata scarcerazione dei leader arrestati tra cui, alcuni capi del movimento studentesco birmano.

Le proteste che stanno avvenendo in tutto il paese causano un numero altissimo di vittime civili, perché i militari, con la scusa di contenere i disordini durante le manifestazioni, sparano indiscriminatamente ad altezza uomo anche sui bambini. Dal 27 Marzo, giornata dedicata alle forze armate, la repressione è peggiorata.

A livello internazionale Washington ed Unione Europea hanno rilasciato una dichiarazione congiunta a sostegno del regime democratico e di sostegno alla popolazione del Myanmar.

Hanno condannato gli atti della giunta militare e imposto delle sanzioni al Generale Min Aung Hlaing, capo dell’esercito e a due divisioni di fanteria leggera del Tatmadaw (nome delle forze militari) .

Nonostante le reazioni, la violenza sembra non fermarsi nel paese e la Cina ha bloccato una risoluzione dell’Organizzazione delle nazioni unite di condanna verso il nuovo regime.

Da sempre la Birmania è un paese strategico che fa gola a molti, ancor di più ora che Russia e Cina vogliono aumentare il loro peso nell’area. Sullo scacchiere geo politico gli eventi birmani avranno ripercussioni sugli equilibri di tutti i paesi del sud-est asiatico e mettono in luce le profonde divergenze di strategia delle potenze della regione in seguito al colpo di stato.

E come la Storia insegna, mentre i paesi (ricchi) litigano, nella culla del Buddismo la gente continua a morire.

Scritto da AC

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