Earth Day 2021- riflessioni di un povero diavolo

Oggi è la Giornata Mondiale della Terra, in onore di un pianeta che ci stiamo letteralmente divorando.

Come? La risposta è semplice, con una serie di scelte quotidiane dettate da una cultura di radicale menefreghismo verso la Natura e un sistema produttivo che mantiene uno status quo di disuguaglianze e ingiustizie.

Il mercato, in quanto tale, ha deciso che vale la pena sacrificare ambiente e salute umana per la propria auto-alimentazione, ed inseguire il profitto e la crescita illimitata ove non è possibile. E noi, che siamo solo normali esseri umani che studiano e lavorano, veniamo risucchiati in questo vortice, come testimoni inabilitati nel momento in cui il sistema ci convince che sia tutto inevitabile, che non può esserci cambiamento, che tanto deve andare così.

Il mercato ha deciso che dobbiamo dimenticare con questa pandemia quanto sia connessa la salute umana con quella ambientale, e quanto può influenzarci tutto questo.

Il mercato vuole farci pensare che siamo tutti ugualmente responsabili per quello che sta succedendo, e che i disastri naturali peggiori avvengono sempre lontano, in paesi di cui non riusciamo neanche a pronunciare il nome, non qui.

E se una calamità avviene lontano, che posso farci io? Cosa c’entra con me?

Anche il provincialismo di vedute fa parte della logica del capitalismo. Guardare sempre e solo il proprio giardino dolcemente anestetizza dal prendere posizione o conoscenza su certi argomenti o temi.

Con questo virus abbiamo imparato che le pandemie non avvengono solo in paesi lontani, remoti, in qualche paese sottosviluppato dell’Asia o dell’Africa.

Dovremmo imparare a temere e a prepararci a eventi simili o peggiori di quest’ultimo, perché più distruggiamo la terra, più sarà un danno per noi e per le generazioni future; finché non realizzeremo questo banale concetto saremo destinati all’estinzione.

Per fare ciò è necessario mutare radicalmente alla base il modello economico, le nostre abitudini alimentari, le fonti di energia che sfruttiamo. Perché in alternativa sarà la terra stessa, come già avviene con il riscaldamento climatico, le pandemie e i disastri ambientali, a reagire contro il genere umano.

E’ necessario spegnere l’interruttore del capitalismo per avere un minimo di speranza e, almeno, tentare di convivere con l’irreparabile. Perché ricordiamocelo, siamo già ad un punto di non ritorno: la Terra è severamente compromessa dall’attività umana e lo sarà forse per sempre. Cercare di limitare i nostri danni e diminuire l’inquinamento generale non risolverà la situazione ma, forse, può fornirci più margine di tempo per prepararci, meglio di come è stato fatto finora, al dato di fatto dell’irreparabile.

Celebriamo questa Giornata della Terra ricordandoci che oltre a festeggiare è importante imparare a rispettare questo pianeta, che fabbriche, automobili, uffici, computers e palazzi sono frutto di un sistema sbagliato, che depreda ogni risorsa esistente fino all’esaurimento.

Celebriamo la Terra ricordando che è necessario iniziare a vivere in un modo più semplice, cosiddetto sostenibile, un modo che mai avremmo pensato di poter vivere prima, ma che ora la Terra esige, perché siamo già un insopportabile peso per Madre Natura.

Il Capitalismo non potrà mai essere sostenibile.

Scritto da AC

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