Un deserto chiamato Oceano

L’inquinamento degli oceani e dei mari, è uno dei grandi problemi ecologici del nostro tempo.

Esso non si limita solo alla plastica, ma consiste in una complessa miscela di metalli tossici, prodotti chimici manifatturieri, petrolio, rifiuti urbani e industriali, pesticidi e fertilizzanti, prodotti chimici e acque reflue. Più dell’80% di queste sostanze proviene da fonti terrestri e raggiunge le acque attraverso i fiumi, la pioggia o la neve (che trasportano numerosi inquinanti atmosferici) e gli scarichi diretti.

L’inquinamento degli oceani, inoltre, è molto più concentrato lungo le coste dei paesi a basso e medio reddito: dieci fiumi asiatici e africani, Yangtze, Indo, Hai He, Gange, Perla, Amur, Mekong, Nilo e Niger, che attraversano grandi insediamenti umani, sono responsabili del 90% dell’immissione di rifiuti plastici nell’oceano.

Ogni anno, spiegano gli esperti, più di dieci milioni di tonnellate di plastica entrano nei mari e negli oceani, e la maggior parte di questi si scompone in particelle microplastiche (più piccole di 1 millimetro) e si accumula nei sedimenti costieri e negli abissi.

Mari e oceani sono invasi dalla plastica, al punto che si sono formate delle vere e proprie isole: le cosiddette Plastic islands. Di queste ne esistono cinque nel mondo: due fluttuano nel Pacifico, due nell’Atlantico e una nell’Oceano Indiano.

Guardando più vicino a casa nostra, si vede che il Mediterraneo è la sesta grande zona per inquinamento da plastica al mondo. I numeri descrivono una vera emergenza: la plastica rappresenta il 95% dei rifiuti nel Mediterraneo e proviene principalmente da Turchia, Spagna, Italia, Egitto e Francia. Nel complesso l’Europa, che è il secondo maggiore produttore di plastica al mondo dopo la Cina, riversa in mare ogni anno tra le 150 e le 500 mila tonnellate di macroplastiche e tra le 70 e 130 mila tonnellate di microplastiche.

Inquinamento e Cambiamenti Climatici

Nel mare, le minacce, per la fauna sono molteplici:

Ogni anno solo nel Mediterraneo, un milione e mezzo di animali marini sono vittime della plastica scaricata dall’uomo ma non solo, le acque globali stanno risentendo sempre di più dei mutamenti climatici, che provocano acidificazione delle acque, innalzamento del livello (causato dallo scioglimento dei ghiacci) e progressivo riscaldamento. Questi fenomeni hanno un forte impatto sulla sopravvivenza dei microrganismi di cui si nutrono i pesci e ne alterano il metabolismo, rendendo più difficile la riproduzione o la ricerca di cibo.

La pesca illegale o a fine commerciale peggiora il quadro. La domanda di pesce nel mondo non è più sostenibile se si considera: che ci sono sempre meno pesci, ma miliardi di esseri umani che pretendono di mangiarne. Per la nostra dieta purtroppo il pesce viene considerato importante per le sue caratteristiche nutritive e ancora non si è visto un cambiamento culturale come quello che si è verificato per gli animali d’allevamento, nessuno ancora sembra essere particolarmente preoccupato della situazione della fauna marittima, ma anzi, i governi continuano a mettere in atto politiche dannose per l’ambiente ittico come per esempio favorire l’uso della pesca non sostenibile.

Bisogna far capire alla collettività che lo svuotamento del mare e l’inquinamento associato, diventeranno emergenze sociali oltre che ambientali, che riguardano tutti noi, e che è arrivato il momento di salvaguardare l’acqua così come la Terra. Prima che il pianeta blu si tinga di grigio.

Scritto da AC

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