Sull’orlo di un burrone

I disastri che stanno affliggendo il mondo e le regioni italiane fanno capire che non c’è più tempo, siamo ufficialmente all’inizio di una nuova era, l’era in cui anche i paesi ricchi e industrializzati devono fare i conti con i cambiamenti climatici.

Perchè si sa, se muoiono di malnutrizione migliaia di bambini etiopi chi se ne frega, ma adesso il problema inizia a riguardare noi: le nostre macchine che si distruggono con le grandinate, i nostri raccolti, l’acqua nel nostro fiume che manca o c’è ne troppa e spesso fuoriesce dagli argini.

Queste cose diventeranno la nostra quotidianità, e di tutte le generazioni che verranno.

Di fatto l’ultimo rapporto del Rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), pubblicato lunedì 9 agosto 2021, ci mette in guardia: o si agisce ora o sarà troppo tardi.

Tutte le associazioni, enti e comitati ambientalisti gridano a gran voce che è il momento di agire, bisogna capire che l’epoca del rimandare è finita, non ci possiamo più permettere di attendere.

La transizione ecologica deve essere rapida ed efficace, perché le alluvioni e la siccità non aspettano gli accordi internazionali.

Siamo nell’epoca in cui servono scelte forti e decise, e politici di spessore che il Premier Draghi e i suoi ministri non sono.

I cambiamenti climatici sono una realtà sempre più evidente, che non può essere risolta con vuote promesse e operazioni di greenwashing.

Ne sono tutti consapevoli. Quando lo sarà anche la politica?

Scritto da AC

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