Un punto cieco

Scriviamo questo breve testo per sottolineare, ancora una volta, che servono azioni concrete per scongiurare la crisi ecologica e, soprattutto, che dovremmo preoccuparci tanto per tutto quello che sta avvenendo nel mondo a livello ambientale.

Spieghiamo brevemente: i cambiamenti climatici ci sono sempre stati nella storia del Pianeta. Ma il riscaldamento climatico a cui assistiamo da circa 150 anni è anomalo, perché innescato dall’uomo e dalle sue attività.

Con la rivoluzione industriale l’uomo ha improvvisamente rovesciato in atmosfera milioni di tonnellate di anidride carbonica e altri gas serra, portando la quantità di CO2 presente in atmosfera al doppio rispetto ai minimi degli ultimi 700 mila anni.

Rispetto ai livelli preindustriali la temperatura media del Pianeta è aumentata di 0,98° centigradi e la tendenza osservata dal 2000 a oggi fa prevedere che, in mancanza di interventi, potrebbe arrivare a +1,5°C tra il 2030 e il 2050.

L’impatto del riscaldamento globale è evidente: il ghiaccio marino artico è diminuito in media del 12,85% per decennio, mentre i registri delle maree costiere mostrano un aumento medio di 3,3 millimetri del livello del mare all’anno dal 1870.

Il decennio 2009-2019 è stato il più caldo mai registrato e il 2021 è stato il secondo anno più caldo di sempre, appena al di sotto del massimo stabilito nel 2016.

Gli incendi nel mondo sono in continuo aumento, come è successo in Australia, ma non solo, nel 2019.

Dal 1990 a oggi ogni anno sono aumentati gli eventi meteorologici estremi, come i cicloni, le piogge acide e le alluvioni, che colpiscono anche in periodi dell’anno atipici rispetto al passato e sono sempre più devastanti.

Usciamo dalla moda di Greta Thunberg (che piaccia o meno) che ha avuto il merito di portare alla ribalta questo argomento.

Anche senza persone e simboli, basta guardare fuori dalla finestra per capire che c’è qualcosa che non va: non piove da oltre un mese, i fiumi e i laghi in giro per l’Italia sono secchi, e le portate d’acqua del Po hanno un carattere sempre più “torrentizio”, come sostiene Anbi.

Tutto questo si ripercuote sull’agricoltura e sugli allevamenti, e alla fine su tutti noi.

Infatti anche la nostra salute e la nostra alimentazione ne subiscono gli effetti, ma ancora se ne parla troppo poco, per questo stiamo cercando di divulgare il più possibile le informazioni. La crisi che stiamo vivendo è ancora considerata una materia tabù, settaria e noiosa. Viviamo ancora in una società che preferisce riparare i disastri piuttosto che prevenirli.

I Volontari di Voci in Transito

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